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Un  tormento  che  affligge da sempre gli utenti Amiga e' la
freqeunte  perdita  di ora e data dell'orologio interno.  Di
solito  la  causa e' software:  molti programmi (soprattutto
demo   e  giochi)  sovrascrivono  per  motivi  misteriosi  i
registri  del real time clock.  Per evitarlo si puo' mettere
un  interruttore  lungo  la  pista  che  porta al piedino 10
(abilitazione  scrittura)  del  chip  MSM6242  o RP5C01.  In
alcuni casi lo scompiglio e' tale che i Workbench precedenti
all'2.0  segnalano  un  inesistente guasto all'orologio.  Il
bug e' stato rimosso a partire dal Workbench 2.04, ma gia' a
partire  dalla versione 1.3.2 il comando SetClock accetta il
parametro RESET, che rimette a posto le cose.

Per  regolare  l'orologio  si usa l'editor Time del cassetto
Prefs;   il   comando   SetClock   e'  conservato  solo  per
compatibilita'  con  il  Kickstart 1.2 e 1.3.  In condizioni
normali  non  c'e'  bisogno  di  usarlo,  anche  perche'  il
Kickstart  2.0  o  successivo controlla automaticamente alla
partenza la presenza del real time clock.

La  pila tampone per l'orologio interno degli Amiga e' quasi
sempre  del  tipo  ricaricabile al nickel-cadmio (a forma di
cilindretto  coricato), da 3.6 volt e capacita' compresa tra
40  e  100  mAh  (identica a quella dei PC compatibili).  Il
problema  di  queste  batterie e' l'elevata autoscarica, per
cui  basta  tenere  un  paio di mesi l'Amiga prevalentemente
spento   per  azzerare  la  carica  e  perdere  l'ora.   Per
ricaricare  completamente la batteria si deve tenere l'Amiga
acceso  per una decina di ore nell'arco di una settimana, di
cui almeno le prime otto consecutive.

Se  l'Amiga  ha  qualche  anno  di vita questa cura potrebbe
essere  inefficace.   Infatti  le  batterie al nickel-cadmio
hanno una durata limitata (tre-sei anni a seconda dell'uso),
dopodiche' la capacita' si riduce drasticamente, e alla fine
si  ha  la  perforazione del contenitore con fuoriuscita dei
reagenti.

All'inizio  formano  un'incrostazione cristallina biancastra
sui  poli  della  pila,  che continua a funzionare.  Ma sono
acidi  aggressivi,  che  poco  dopo  iniziano a farsi strada
sotto lo strato di vernice protettiva del circuito stampato.
Consumano  le  piste della motherboard e i piedini dei chip,
che  vengono  ridotti  in  ossidi  bluastri.   In pochi mesi
questa   cancrena   si   estende  dentro  gli  strati  della
motherboard  (o espansione di memoria), formando una vistosa
macchia  scura  di  acidi  e  piste semisciolte attorno alla
batteria:   alla  fine i danni compromettono definitivamente
il funzionamento del computer.

Quindi  di  tanto in tanto bisognerebbe controllare lo stato
della  pila, sostituendola (o almeno togliendola!) appena si
notano  i primi segni di corrosione.  Purtroppo l'espansione
A501  Commodore  e'  completamente  schermata  e rende molto
difficile  il  controllo,  rapido nel caso di A2000, A3000 e
A4000.

Gli  apparecchi  elettronici  non possono essere abbandonati
per mesi o anni in un angolo:  sono deperibili, e contengono
tanti  materiali  che  nel  corso  del  tempo  si  degradano
spontaneamente.   Per  la  loro  conservazione (che non puo'
essere  indefinita)  bisogna  seguire regole che normalmente
non vengono riportate sui manuali.

I computer sono tra i piu' delicati, e non si dovrebbero mai
lasciare  inutilizzati  e  senza  controlli  per tanti mesi,
specialmente  in luoghi umidi a temperature non confortevoli
per  gli  esseri umani.  Chi conserva in qualche ripostiglio
il  proprio  A2000  senza  usarlo  ne'  controllarlo mai, ad
esempio  perche'  sostituito  da  un  moderno A4000, rischia
seriamente di non vederlo mai piu' funzionare.


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