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Andrea  Rovai,  Andrea  Dezzani  e  molti  altri  lettori si
lamentano  per  le difficolta' incontrate nel tentare di far
riparare  schede  o  periferiche non Commodore, anche quando
esiste  un distributore italiano.  Il problema e' accentuato
dalle  economie  su  materiali e lavorazione meccanica ormai
macroscopicamente  evidenti in tanti prodotti anche costosi,
ed  e'  la  spia  di  un  modo  di  funzionare  del  settore
informatico  che  deve  essere ben chiaro al momento di fare
acquisti;  chi  ha  un po' di esperienza non puo' evitare di
dispiacersene   facendo   il   confronto   con   i  prodotti
"indistruttibili" di qualche anno fa.

La  maggiore  fragilita' meccanica di computer e periferiche
e'  l'inevitabile  conseguenza  della  riduzione di prezzi e
vita  utile  programmata,  e del fatto che la percezione del
valore  di un computer si basa su altri parametri rispetto a
solo  10  anni  fa.   Allora  i  parametri di qualita' erano
solidita' e durata, e si tollerava la necessita' di chiamare
il  tecnico  ogni  tanto  per sostituire le parti soggette a
usura, pulire contatti, cambiare pile ecc.

Oggi  prestazioni  e  ingombro vengono di gran lunga prima e
non  c'e'  richiesta  per  oggetti  con  parti  durevoli  ma
costose,  soggetti  ad andare fuori servizio periodicamente,
che    finirebbero    rapidamente   superati   sopravvivendo
inutilmente  al  loro  scopo.   Il  ricordo degli sprechi di
materiale  e  denaro degli anni scorsi e' ancora ben vivo in
molti  appassionati  e  professionisti  e  li  spinge  verso
l'estremo opposto.

Oggi  si  cerca  la  spesa  minima  per  ottenere  una certa
funzionalita',   non   finezze   come  la  goffratura  delle
cinghiette  (per  compensare  la  variazione di coefficiente
d'attrito  dovuta all'invecchiamento della gomma) o l'uso di
ventole  con  cuscinetti  di  precisione  "long  life"  (per
ridurre rumore e surriscaldamenti).

La situazione e' peggiore per le parti meccaniche, perche' a
differenza  di  quelle  elettroniche  la riduzione dei costi
significa  quasi  sempre  abbassare  la  qualita'; eccessive
economie  sulle  schede  elettroniche si traducono invece in
usura precoce.

Il motivo per cui e' cosi' difficile ottenere la riparazione
di  una scheda di una certa complessita' dipende dal modo in
cui   oggi  vengono  prodotte,  molto  diverso  rispetto  al
passato.

Normalmente, quando un progetto e' pronto per la produzione,
aziende  come  GVP,  Supra,  VillageTronic  ecc.  passano in
blocco  schemi, disegni e procedure di collaudo ad un grande
stabilimento  specializzato,  di solito orientale, dotato di
attrezzature  fantascientifiche.   Dopo  qualche tempo tutto
ritorna   indietro   accompagnato   dalle  schede  pronte  e
collaudate,  che  spesso  contengono  chip custom prodotti o
programmati in contemporanea e nell'esatto numero.

La  ricerca  e  la  riparazione  degli  eventuali difetti di
fabbrica  e'  stata  effettuata interamente a macchina nello
stabilimento stesso servendosi di file di test (assomigliano
a   listati  di  un  programma)  generati  con  un  CAD  dal
progettista   della   scheda.   La  scheda  in  prova  viene
appoggiata su un letto di elettrodi, che pilotano ogni pista
con   stimoli   e   prelevano  i  segnali  di  risposta  per
confrontarli  con  quelli  corretti.   Le  piste  e piazzole
apparentemente  inutili  che  si  vedono  su  molti circuiti
stampati  servono proprio per consentire il contatto con gli
elettrodi    dell'apparecchiatura    ATE   (Automatic   Test
Equipment).

Se  il  file  di  test  e' stato realizzato correttamente, i
sistemi  piu'  sofisticati sono in grado di visualizzare sul
monitor  del  tester l'immagine del componente difettoso, la
causa  del  difetto  (in  corto,  inserito a rovescio, pista
interrotta...) e la procedura per ripararlo.  Il costo di un
sistema  ATE adatto alla diagnosi di schede veloci parte dal
mezzo miliardo di lire per i modelli semplificati, e solo le
aziende  piu'  grosse e famose possono al piu' permettersene
uno per servire tutta l'Italia.

Non   e'  un  grosso  problema,  perche'  il  montaggio  SMD
combinato  a  questo  metodo  di  test  abbatte il numero di
difetti  di fabbrica a livelli trascurabili.  Il guaio nasce
quando  una  scheda  si  rompe  a  causa di una scarica, una
sperimentazione  avventata,  errori  di progetto o materiali
scadenti  che col tempo si logorano.  Quando viene rispedita
al  produttore,  se  il  guasto  non e' banale non resta che
metterla  in  un  angolo  e  aspettare  il momento in cui lo
stabilimento  avra' riprogrammato le macchine per produrre e
collaudare un ulteriore lotto di quella scheda.

Le  ditte  piu'  serie  spediscono  al  cliente  una  scheda
funzionante  "in  permuta" a prezzo forfettario; quelle piu'
piccole  promettono  all'importatore  sconti  sugli acquisti
futuri   o   altre  compensazioni  e  gli  suggeriscono  usi
alternativi  per i resi (ad esempio come decorazione murale,
fermaporte  ecc);  quelle poco serie contano su sfinimento e
lontananza fisica del cliente.

Riparare  certe  schede  manualmente  e' improponibile per i
costi  che  comporterebbe  come  tempo  e attrezzatura:  per
questo  motivo  anche  gli schemi elettrici degli apparecchi
ormai  sono  documenti interni che non vengono piu' forniti.
Nel  caso  migliore  per l'assistenza si realizzano opuscoli
detti  "servizi  tecnici"  che  coprono gli aggiornamenti, i
difetti noti e i problemi risolvibili in modo economico.

In definitiva solo le schede (o i guasti) piu' semplici sono
riparabili  da  un  laboratorio  tradizionale, che invece si
limita  a  sostituire in permuta quelle "non documentate" ma
di  marca.  Per tutte le altre schede (non solo quelle Amiga
e  non  solo  quelle  economiche)  manca una controparte che
esegua  una  permuta o fornisca ricambi e schemi, quindi non
resta che rottamarle.

Bisogna  prestare  molta  attenzione  al  tipo di assistenza
tecnica  garantita  dal  venditore:  nella maggior parte dei
casi  per  i  prodotti  importati direttamente o con marchio
proprio cessa un anno dopo l'uscita dal listino del prodotto
(questo  e'  il  contratto  base  delle principali catene di
informatica italiane).

Anche gli hard disk sono soggetti a questa regola dell'usa e
getta:   benche'  siano  prodotti  in  quantita'  da  grandi
industrie,   i  modelli  cambiano  con  tale  velocita'  che
difficilmente  c'e'  occasione di produrne un secondo lotto,
ma  alcune  marche  hanno  cominciato  a  proporre  garanzie
estese, ad esempio di 5 anni per alcuni dischi Micropolis.


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