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Una caratteristica poco sfruttata dei dispositivi SCSI e' la
possibilita'  di condividerli tra piu' computer diversi, non
solo  (come  e' ovvio) collegando il loro cavo al controller
SCSI  dell'uno  o  dell'altro  computer,  ma  anche  creando
un'unica  catena  SCSI  con i controller ai due estremi.  In
questo   modo   e'   possibile   l'uso  contemporaneo  delle
periferiche  da  parte dei due computer, non necessariamente
entrambi  Amiga.  Gli hard disk AT-BUS possono invece essere
condivisi solo in modo non contemporaneo.

Per  ottenere questo risultato conviene procedere per gradi.
Prima  di  tutto si provano le periferiche separatamente sui
ciascun  computer:   si  installano  i driver necessari e si
verifica che tutto funzioni regolarmente sia quando tutte le
periferiche  sono  collegate  ad un computer che quando sono
collegate all'altro senza che sia necessario agire su jumper
e terminatori delle periferiche.  I controller Future Domain
hanno  un  connettore  SCSI  esterno DB25 uguale a quello di
Amiga,  ma con piedinatura diversa e incompatibile.  Tutti i
controller  Amiga,  eccetto  Fastlane  e  DKB4091,  usano un
connettore  SCSI  esterno a 25 poli perfettamente identico a
quello Macintosh.

Per  condividere  l'hard disk, bisogna creare su di esso una
partizione per ciascun computer e verificare se collegandolo
all'uno  o all'altro controller la relativa partizione viene
montata   e   utilizzata.   Su  Amiga  e'  meglio  usare  un
controller che segue lo standard RDB, perche' A2090a e altre
simili antichita' possono creare ogni sorta di problemi.

Se  la  condivisione  e'  tra  due  Amiga basta formattare e
preparare  l'hard  disk con il primo Amiga, e poi verificare
se il secondo lo vede.

Se invece l'hard disk va condiviso tra un Amiga e un sistema
MS-DOS,  nasce  un problema:  Amiga vuole usare le prime due
tracce  per  scriverci  l'RDB  (Rigid Disk Block), mentre il
BIOS del compatibile in genere ne ha bisogno per metterci la
tavola  delle  partizioni e il MBR (Master Boot Record).  Ma
mentre la macchina DOS sa fare le cose in un modo solo ed e'
impossibile  farla  desistere  dallo  scrivere  sulle  prime
tracce (salvo condizioni particolari), Amiga e' flessibile e
rinunciando  al  boot  dall'hard disk condiviso e' possibile
montare la partizione senza fare uso dell'RDB.

Per iniziare si deve collegare l'hard disk all'Amiga, creare
un'unica  partizione  e  ricavare con un'utility (ad esempio
Faaastprep,  utilizzabile  anche con i controller Commodore)
la  mountlist corrispondente.  Conviene provare se funziona,
usando  il bootmenu' per nascondere la partizione al sistema
e il comando MOUNT per montarla successivamente; se il disco
e'   AT-BUS  si  deve  anche  prendere  nota  dei  parametri
geometrici  usati  da HDtoolbox, in modo da poterli scrivere
nel  set-up del compatibile.  Dopo aver provato l'hard disk,
si  mette  in  salvo la mountlist cosi' ottenuta e si smonta
dall'Amiga.

A questo punto si collega l'hard disk all'IBM compatibile, e
usando le utility del controller (oppure il pacchetto "Corel
SCSI"  versione  2)  si  suddivide l'hard disk fisico in due
hard  disk  logici.  Qualche controller esige a questo punto
una  formattazione a basso livello.  Di solito settando l'ID
SCSI  a 0 o 1 l'hard disk viene riconosciuto automaticamente
dal     BIOS     del     controller,    mentre    adattatori
"parallel-to-SCSI" e altri numeri di ID richiedono un driver
da lanciare in CONFIG.SYS .

Ora con FDISK si crea una partizione DOS solo sul primo hard
disk  logico  e  poi  si  formatta  sotto MS-DOS con FORMAT.
Naturalmente  se  si  vuole che tale hard disk sia quello di
boot  (il  drive  C:)  la  partizione deve essere primaria e
attiva,  e  il comando FORMAT deve essere dato con l'opzione
/S.

Il  secondo hard disk logico non va toccato, in modo che non
abbia  un  identificativo  di  unita':  sara' la porzione di
hard  disk  che usera' Amiga.  Questo procedimento e' sempre
preferibile  se  la  capacita' dell'hard disk supera i 540Mb
che  sono  il limite massimo dell'MS-DOS, quindi e' comunque
obbligatorio dividere la capacita' su due dischi logici.  Se
il  disco e' piccolo si puo', piu' semplicemente, evitare di
dividerlo  in  due e rispondere NO quando FDISK chiede se si
vuole assegnare tutto lo spazio disponibile all'unita' DOS.

Lo scopo di queste manovre e' di procurarsi lo spazio per la
partizione   Amiga   lasciandolo  dopo  quello  usato  dalle
partizioni  DOS,  esattamente come si farebbe per installare
Unix o OS/2.

Dopo  aver verificato che l'hard disk funziona correttamente
sotto MS-DOS si toglie di nuovo dal compatibile e si collega
ad Amiga.  Non si deveono mai lanciare HDtoolbox, Faaastprep
e programmi simili, che annullerebbero il lavoro fatto sotto
MS-DOS.

Bisogna  invece editare la mountlist creata in precedenza in
modo  che  il  parametro  LowCyl corrisponda al punto in cui
inizia la zona lasciata libera con le operazioni precedenti.
Molto  probabilmente  se il disco e' SCSI Amiga e MS-DOS non
useranno  la  stessa traslazione (cioe' per ciascuno di essi
il  numero  di  cilindri,  testine  e  settori  del disco e'
diverso),  ma  non  ha  importanza.  Se secondo la mountlist
l'hard   disk  ha  1000  cilindri  e  sotto  MS-DOS  abbiamo
riservato il 50% dello spazio ad Amiga, basta mettere
LowCyl = 501.

A questo punto basta usare il comando MOUNT, ad esempio:

 MOUNT dh1: from df0:mountlist

per  montare  la  partizione  Amiga  e il comando FORMAT per
formattarla.   Si  possono creare e montare anche partizioni
per  l'emulatore  Macintosh  A-MAX.   Se si vuole montare la
partizione  MS-DOS  si  deve  usare  CrossDOS, pero' solo la
versione   5   (commerciale)  e'  in  grado  di  leggere  le
partizioni  BIGDOS.   Le partizioni Amiga sono inaccessibili
da MS-DOS.

La  mountlist  di  esempio si riferisce ad un hard disk da 1
gigabyte diviso in due meta' con Corel SCSI; in quel caso il
controller  era  un  A590  e il boot avveniva dall'hard disk
interno XT.

CD-ROM   e   streamer   non  hanno  bisogno  di  particolari
accorgimenti   per   essere   condivisi,  e  possono  essere
collegati all'uno o all'altro computer senza problemi.

A  questo  punto tutte le periferiche SCSI sono utilizzabili
da  entrambi  i  computer  mediante  un  semplice  cambio di
cavetto.   Se  pero'  l'ID di almeno uno dei controller puo'
essere spostato dal valore 7 ad uno piu' basso, e' possibile
accedere  alla  stessa periferica contemporaneamente dai due
computer:  il protocollo SCSI stesso previene le collisioni.
Purche'   il   famigerato  diodo  difettoso  dei  controller
Commodore sia ancora funzionante o gia' sostituito, la linea
TERMPOWER  puo' essere lasciata collegata, cioe' basta usare
normali  cavi  SCSI  standard  per connettere tra loro i due
computer.

I  due computer devono essere accesi e spenti insieme, e per
i  terminatori  si  ci  deve comportare come se i controller
fossero  normali  periferiche,  ricordando che i terminatori
vanno  solo  sulla  prima  e sull'ultima.  Se prima c'era un
terminatore nel gruppo delle periferiche "scavettate" tra un
computer  e  l'altro  e uno in ciascun controller, dopo aver
fatto  il collegamento deve avanzare un terminatore, in modo
che in totale ne restino solo due inseriti.

Tra  i  controller  per Amiga quelli Commodore (e ovviamente
DKB  4091)  hanno  l'ID  spostabile  (via  software  tramite
HDtoolbox),  pero'  con limitazioni.  Alcuni modelli Adaptec
per IBM compatibili hanno l'ID stabilito mediante jumper.  A
volte  il  firmware di un controller non gestisce il caso in
cui  l'altro  controller, durante una scansione del bus SCSI
(di  solito  al  boot), emette il proprio indirizzo:  spesso
basta  resettare  il  bus  SCSI  (ad  esempio,  accendere  e
spegnere una periferica) o modificare l'ordine di accensione
dei computer.

Tra  due  o  piu' Amiga una partizione e' contemporaneamente
condividibile esclusivamente quando e' usata in sola lettura
(conviene   dare   il  comando  LOCK  per  garantire  questa
condizione);  dal  momento  in  cui  un'Amiga  scrive su una
partizione,  l'altro  non  deve  piu'  accedervi (neanche in
lettura),  pena  errori  di  sistema o perdita dei dati.  La
soluzione  migliore  consiste nel creare un'unica partizione
di  boot per tutti gli Amiga, da proteggere con LOCK, quindi
prevedere  nella  startup-sequence  un punto di biforcazione
dopo  il  quale  ciascun  Amiga  monta la propria partizione
privata col comando MOUNT.


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